Le cave di ghiaia dismesse: una risorsa per il veronese e il trevigiano
Con delibera della Giunta Regionale del 28/12/2006 la Regione Veneto ha avviato un piano di interventi per la salvaguardia del territorio, recupero e protezione ambientale.
La prima fase di questo piano ha previsto una "Studio di fattibilità di interventi strutturali per lo stoccaggio di volumi d'acqua e salvaguardia del bilancio idrico del fiume Adige".
La crescente richiesta d'acqua per usi potabili, irrigui, industriali e turistici e la necessità di garantire il minimo flusso vitale della rete idrografica, hanno infatti invitato a riflettere sulla necessità di trovare delle sistemi per l'accumulo delle acque.
Nelle province di Verona e Treviso, in particolare, la soluzione a questo problema è stata identificata ricorrendo alle cave di ghiaia. Utilizzate come invasi, le cave possono svolgere in modo funzionale sia il ruolo di serbatoi per l'irrigazione che quello di fosse per l'alimentazione delle falde, oltre che fungere da moderatori dei deflussi di piena, riducendo l'aumento della portata dei corsi d'acqua minori in pianura.
Le cave infatti, terminato il periodo di estrazione e riportare a uso agricolo, sono in grado di autoimpermealizzarsi per effetto del deposito dei limi sospesi nell'acqua e di svolgere funzione di invaso, con totale sicurezza rispetto all'inquinamento della falda.
La cava "Merotto", nel comune di Colle Urbano (Treviso) è un esempio di questo intervento: la cava infatti permette di limitare le piene del fiume Meschio, serve da serbatoio per ridurre i continui prelievi del fiume Piave - in ottica di un modello di gestione della risorsa idrica - e contribuisce alla ricarica delle falde.
